L'Ateneo di Treviso: una storia lunga due secoli

Subentrato alle accademie settecentesche della Repubblica Veneta, l’Ateneo di Treviso è stato istituito da Napoleone I Re d’Italia, assieme agli Atenei di Venezia, Bergamo e Brescia, nel 1810, e da allora ha intimamente accompagnato la storia cittadina.
La sua attività, pressoché continuativa lungo l’Ottocento e protrattasi sino agli anni Trenta del Novecento con l’ultimo segretario, l’abate Luigi Bailo, è ripresa nel 1983 col riconoscimento del Consiglio di Stato e con nuovo Statuto approvato dal Presidente della Repubblica.
I soci (distinti in onorari, ordinari, corrispondenti, e ripartiti in due classi: Scienze morali, Lettere ed Arti – Scienze matematiche, fisiche e naturali) sono eletti dall’assemblea in base a curricoli di riconosciuto valore. L’organico, determinato dallo Statuto, prevede anche la categoria dei soci sostenitori.
L’attuale Consiglio di Presidenza è formato dal presidente prof. Gian Domenico Mazzocato, dal vicepresidente prof. Lino Serena, dal segretario Giancarlo Marchetto, dal vicesegretario Giovanni Battista Tozzato e dal tesoriere Francesco Zanella. Revisori dei conti sono il dott. Antonio Basso, il dott. Giorgio Biscaro, il dott. Roberto Cheloni, il dott. Bruno De Donà.
Grazie all’opera disinteressata dei propri soci e al contributo del Ministero dei Beni Culturali, della Regione Veneto e del Comune di Treviso, l’Ateneo promuove il confronto scientifico, letterario e artistico con convegni, relazioni e discussioni di attualità, cultura e varia umanità, ed incoraggia ricerche d’ambito trevigiano.
Cura inoltre due collane editoriali, pubblicando le conferenze mensili negli “Atti e Memorie” e accogliendo nei “Quaderni dell’Ateneo” monografie e saggi specifici.
Come gli incontri aperti alla cittadinanza, le pubblicazioni sono offerte gratuitamente alle scuole e alle biblioteche, agli studiosi e ai principali istituti italiani ed esteri, e possono essere richieste alla Segreteria.
Nell’attuale sede del Palazzo dell’Umanesimo Latino in Riviera Garibaldi, ospite della Fondazione Cassamarca, l’Ateneo dispone di una cospicua biblioteca (peculiare è lo scambio di pubblicazioni con istituti italiani ed esteri) collegata al Sistema Bibliografico Nazionale, e conserva il suo archivio storico presso Biblioteca Comunale, dove - dopo alcuni trasferimenti: da Palazzo Filodrammatici a Ca’ Sugana – si è riunito dal 1879 sino al 2001.
Incarnato nella dimensione municipale con respiro aperto a più ampi orizzonti (tra i soci più celebri ha annoverato Alessando Volta, Antonio Canova, Antonio Scarpa, Gioacchino Rossini, Luigi Carrer, Antonio Rosmini...), l’Ateneo ha conosciuto, tanto nel periodo asburgico quanto con l’ unità italiana, stagioni di intensa vitalità confrontandosi coi problemi del tempo, coniugando il binomio cultura e progresso col vaglio delle questioni e delle scoperte emergenti, e perseguendo il miglioramento dell’agricoltura, dell’istruzione, delle condizioni igienico-sanitarie del contesto.
La sua incisiva presenza è stata testimoniata da personalità come Gaspare Ghirlanda, Giovanni Battista Marzari, Giuseppe Bianchetti, Agostino Fapanni, Luigi Sartorio, Sebastiano Liberali, Paolo Marzolo, non solo col dibattito erudito ma anche con la lotta a mali endemici come la pellagra o la tubercolosi, con l’istituz ione di uno dei primi asili d’infanzia nel Veneto, o col culto dei grandi italiani.
Altri periodi importanti, collegati alle presidenze di Antonio Caccianiga, Matteo Ceccarel, Salvatore Mandruzzato, sino alla poliedrica operosità del Bailo, hanno caratterizzato l’istituto come luogo d’incontro fra cultura liberale e cultura cattolica, fondendo la fedeltà al nuovo Stato con l’attenzione ai problemi sociali come l’emigrazione, la salubrità degli alloggi, l’alcolismo, le scuole popolari, non senza celebrare forti segni d’identità nei centenari di Dante e Petrarca, Canova, Paris Bordone e Benedetto XI.
Una storia, dunque, che merita d’essere conosciuta, sulla cui scia l’Ateneo attualizza il suo mandato nell’odierna società della conoscenza, configurando l’elaborazione di nuovi saperi capaci di armonizzare l’indispensabile ricognizione del passato con la somma dei dati sul presente tramite una riflessione rigorosa ed apprezzabile.
Sempre più, del resto, accanto a quelli storico-umanistici, i suoi programmi accolgono temi di particolare attualità e rilevanza, come quelli della medicina e della bioetica, della salvaguardia ambientale, dell’economia, dell’integrazione culturale, anche nell’intento di sensibilizzazione su importanti sfide per la qualità della vita.
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